La nuova Taverna

by Vincenzo Scrivo on

Dopo la sua distruzione Taverna fu abbandonata dai suoi abitanti, poiché ridotti in miseria. Nel frattempo gli esuli si stabilirono attorno ai casali di  Bompignano (oggi quartiere Santa Maria), fondando l’attuale taverna.

Taberna, dopo la sua distruzione, fu completamente abbandonata dalla popolazione ridotta alla miseria sia dalle guerre sia dalla continua lotta tra Angioini e Aragonesi per l’eredità di Giovanna II di Napoli. Gli esuli si stabilirono attorno ai casali di Bompignano (oggi quartiere Santa Maria) fondando l’attuale cittadina di Taverna, situata tra i torrenti Alli e Litrello, ai piedi della Sila Piccola. Nel febbraio del 1443, Alfonso D’Aragona concesse alla cittadina la demanialità, che restò in vigore fino al 1630, fino a quando Filippo IV decise di vendere Taverna al Principe Ettore Raveschieri, il quale la rese libera, subito dopo aver ricevuto il pagamento del riscatto.

I cittadini ora dipendevano direttamente dal sovrano, dal quale ottenevano franchigie e altre agevolazioni economiche, tra cui ricordiamo:

  • l’amministrazione della giustizia affidata ai funzionari regi;
  • le franchigie sul frumento;
  • l’alleggerimento delle tasse;
  • le procrastinazioni dei pagamenti;
  • gli esoneri fiscali;
  • la facoltà di rifornimento delle vettovaglie dalle aree urbane vicine.

L’arco temporale di queste concessioni parte dal regno di Alfonso D’Aragona e termina con Carlo V nel 1536, che conferma anche i privilegi concessi da tutti gli altri sovrani che regnarono prima di lui.

Written by: Vincenzo Scrivo